Peak Lenin: intervista alla guida alpina Luca Montanari.

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Un’altra spedizione conclusa, un’altra cima raggiunta, un sogno diventato realtà per Laura e Danilo, i due alpinisti che, guidati dalla guida alpina Luca Montanari, hanno raggiunto la vetta del Peak Lenin (7134 m) la scorsa estate. 

Il Peak Lenin fa parte di uno dei 5 settemila della catena del Pamir. Tecnicamente non difficile, il Peak Lenin rimane tuttavia una montagna molto impegnativa per chi si trova ad affrontare per la prima volta un settemila, pur essendo abituato alle nostre Alpi.

Una spedizione è un grande sogno che si realizza. Come comincia tutto questo?

Le persone che mi contattano hanno già esperienza di montagna. Alcuni conoscono le Alpi, altri sono particolarmente allenati, altri ancora sono alle prime armi e mi contattano perché vogliono cominciare un percorso graduale, per arrivare ad obiettivi sempre più grandi. Ognuno ha una propria storia, un proprio punto di partenza. Per questo è importante conoscersi, fare delle salite insieme, verificare la preparazione. In questo caso, prima di partire sono state realizzate 2 salite al Monte Rosa e al Monte Bianco, con l’obiettivo di conoscersi e di testare i materiali (tende, scarponi, abbigliamento tecnico…), fare delle simulazioni della vita ai campi alti e dormire in tenda. In particolare, l’uscita sul Bianco è stata effettuata una settimana prima della partenza, in modo da arrivare acclimatati meglio alla quota del campo base (3600 m).

Una volta giunti al campo base, com’è stato l’impatto da parte del gruppo?

Il campo base si trova all’imbocco della morena che porta alla base del peak Lenin, su un altopiano di prati verdi circondati da montagne di circa 5000 metri. Uno scenario decisamente diverso dai ghiacciai dei campi base himalayani! Sia il campo base che il campo 1 (4400 m) sono ben attrezzati per offrire il massimo comfort agli alpinisti: docce, wifi, tenda-mensa con i cuochi, tende spaziose per dormire, assistenza medica h24. Insomma, una situazione molto confortevole, che ci è tornata molto utile in più occasioni: infatti, alcuni alpinisti hanno avuto difficoltà legate all’acclimamento e a virus intestinali. Situazioni prevedibili, ma tenute sotto controllo.

Quali sono le difficoltà che hanno messo alla prova il gruppo?

Al di là delle difficoltà fisiche, legate ad una permanenza prolungata alle alte quote, bisogna fare i conti con la resistenza, la motivazione, la concentrazione e la pazienza: insomma, la preparazione mentale conta tanto quanto quella fisica. Come expedition leader, conosco molto bene queste dinamiche e devo saperle gestire, insieme ad una serie di imprevisti che, puntualmente, si manifestano. Diventa fondamentale gestire il ritmo di salita, controllare l’alimentazione e l’idratazione, assicurarsi del riposo e dei giusti tempi di recupero, controllare lo stato di salute e l’acclimamento dai 4000 in su con il pulsossimetro. E’ importante, nei giorni più duri (brutto tempo o condizioni di salute precarie) tenere alto il morale del gruppo e non far perdere mai di vista l’obiettivo.

Si sono mostrati all’altezza della situazione?

Sì. Pur non essendo degli alpinisti esperti, hanno saputo gestire bene le diverse situazioni ed imprevisti. A queste quote, infatti, semplici mansioni – come scaldare la neve per preparare da mangiare ai campi alti, un lavoro a cui li avevo istruiti sulle Alpi – si sono rivelate estremamente gravose. Così come portare i carichi: uno zaino di 10 kg, portato senza grandi sforzi a 4000 metri, alle altissime quote diventa un peso notevole. In questi casi, la motivazione è determinante, ma bisogna essere anche ben allenati ed abituati a stare in ambiente per un lungo periodo.

Li hai preparati a questo tipo di fatica?

Aver scelto con cura il cibo personale per campi alti ha permesso a noi tutti di rimanere in forze fino alla fine, grazie al giusto apporto proteico. Prima della partenza ho consigliato loro quali cibi portare per garantire in quota il giusto apporto energetico e favorire l’appetito. Oltre a vari tipi di barrette energetiche, hanno portato cibi nutrienti e gustosi come formaggio grana, speck, nutella. Dettagli non da poco, considerando che alle altissime quote viene meno l’appetito.

Alla fine, avete raggiunto la cima!

E’ stato un percorso ben calibrato dall’inizio alla fine. Tutto ha funzionato alla perfezione: dall’acclimatamento, alla logistica, all’efficienza del team kirghiso. Alla fine, la finestra di bel tempo ci ha permesso di raggiungere la vetta, la mattina del 16 agosto. Siamo partiti alle 4 di mattina dal campo 3. Dopo circa 10 ore di salita per 1100 metri di dislivello, con Danilo e Laura abbiamo raggiunto la vetta del Peak Lenin. Per loro tantissima fatica, ma una soddisfazione ancora più grande, per aver tenuto duro fino in fondo.

Un altro successo per te, come guida. E per InnerVision Travels, che ha all’attivo l’organizzazione di numerose spedizioni extraeuropee.

Per me, dal punto di vista professionale è una grande soddisfazione. Dal punto di vista umano, mi riempie di orgoglio il fatto di essere, per queste persone, una possibilità che loro hanno per provare esperienze di altissime quote in spedizioni extraeuropee, andando ben oltre le quote a cui siamo abituati sulle Alpi. Per Innervision Travels e l’agenzia veronese Vertours è un altro importante traguardo messo a segno grazie alle professionalità di un team preparato e di grande esperienza perché, intorno ad ogni spedizione, ruota una complessa organizzazione burocratica e legata alla logistica che richiede impegno, tempo e preparazione. Oltre a tutte le persone con cui collaboro da tempo, ringrazio Kayland, Montura, Camp Cassin, Erzia Telecomunicazioni e Ferrino, sponsor tecnici che in ogni mia spedizione giocano un ruolo determinante grazie alla qualità dei loro materiali.

 

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